di Davide Moretti.

Domenica 11 marzo 2018: in questa data tutto è cominciato.

Ricordo quel giorno come fosse ieri, quando come squadra siamo stati invitati a vedere lo show chiamato “Selection Sunday” (lo show televisivo nel quale annunciano le 64 squadre del torneo) al TopGolf, con tutti i tifosi di Texas Tech.

Non appena siamo entrati abbiamo visto il posto pieno di maglie rosse e nere urlare e fare il tifo per noi. Lo show cominciò e annunciarono il nostro nome dopo qualche minuto, eravamo ufficialmente parte delle 64 squadre del torneo NCCA 2018!

Dopo, tutti iniziarono a pregare e sperare in un buon posto dove andare a giocare il Primo e Secondo turno. Ovviamente giocare a Dallas sarebbe stato fantastico. Annunciarono i primi 4 posti a Dallas, ma non eravamo in uno di quei 4. Lo show continuò e, per fortuna, non chiamarono il nostro nome. Era tempo dunque per gli ultimi 4 posti in Dallas: Florida e Saint Bonaventure le prime due, Texas Tech and Stephen F. Austin le altre due!

Ci diedero un terzo “piazzamento”, il più alto mai dato alla nostra Università. Ricordo tutti i tifosi impazzire e il mio compagno di squadra Andrew che mi afferrò immediatamente, chiedendomi di dargli i miei biglietti: era chiaro che tutta Lubbock era diretta verso Dallas. È stato un giorno speciale, che ha ricompensato nel giusto modo la nostra storica stagione.

Partimmo due giorni prima della nostra prima partita.

Un volo di mattina presto, ma che volo! Aereo privato, pagato dalla NCAA. Un intero aeroplano solo per noi; scusate, per la nostra Università. Infatti, in fondo al nostro aereo c’erano le cheerleader, la banda, qualche tifoso e lo staff al completo: dalla segretaria fino al terzo fisioterapista.

Giocatori e allenatori avevano posti di prima classe. Sfortunatamente, il volo durò solo 45 minuti.

Atterrati a Dallas, ci dirigemmo verso il nostro pullman personale e il nostro general manager ci consegnò le chiavi personalizzate delle nostre camere: “Davide Moretti, camera 850, March Madness”.

Non male! Specialmente perchè l’hotel era un Hilton Honors.

Ero abituato a condividere gli hotel con le altre squadre durante questo tipo di manifestazioni, come per esempio durante i Campionati Europei, ma questa volta era diverso, avevamo forse il più grande hotel di Dallas soltanto per noi.

Era tempo di tirare un po’! Quindi dopo pranzo e qualche ora di riposo eravamo diretti ad allenarci alla American Airlines Arena, arena NBA dei Dallas Mavericks: abbastanza carino, non è vero?

Dopo 2 ore di allenamento a porte aperte davanti a 800 persone, andammo a mangiare in un ristorante molto elegante, nel centro di Dallas.

Il 15 marzo 2018 fu un giorno molto speciale: non solo perchè era il giorno della partita, ma anche perchè era il 14° compleanno di mio fratello Niccolò e non potevo essere più motivato. La palla a due era fissata per le 18.27.
Di solito, durante i giorni delle partite penso 3/4 ore prima al piano partita e a come giocare al meglio, ma quel giorno, dal momento in cui mi svegliai, non riuscii a pensare ad altro che al piano partita e a come avrei dovuto giocarla. Ero più nervoso del normale e le 18.703 persone dentro quella enorme arena NBA non mi hanno aiutato a calmarmi per niente. Un attimo prima di entrare in campo, presi un grande respiro e corsi dentro pensando solo a dare il massimo.
Misi il mio primo tiro, un canestro in step back da dietro la linea dei tre punti, e dentro di me dissi: “Beh.. non male come inizio, Davide!”.
È forse stata la nostra partita più difficile, e scommetto che la maggior parte dei miei compagni erano nervosi tanto quanto lo ero io, ma come si dice in questi casi: “sopravvivere e avanzare”. Beh, siamo sopravvissuti, avanzando alla seconda gara.

Il 16 marzo 2018 è stato per lo più un giorno di preparazione, con la regola delle 12 ore che il nostro coach ci ha insegnato. Abbiamo dimenticato abbastanza in fretta la partita del giorno prima ed eravamo già concentrati per la successiva.

Il 17 marzo 2018 è il giorno della gara contro Florida. Squadra tosta, con giocatori davvero buoni, specialmente nelle posizioni fronte a canestro. È stata una partita molto bella, equilibrata fino agli ultimi 2/3 minuti in cui eravamo sopra di 10 punti, ma come ho detto erano una squadra molto tosta e arrivarono fino a -3 punti, con 23 secondi sul cronometro ancora da giocare. Hanno avuto 3 tiri consecutivi da 3 per pareggiare la partita, ma per fortuna li hanno sbagliati tutti quanti. Giocai una partita molto normale, con nessuna palla persa e un tiro da 3 che ha ballato sul ferro e buone azioni in difesa. In pratica, stavo cercando di non fare errori.

Ricorderò per sempre quando, durante un tiro libero, mi trovai in mezzo al campo con lo sguardo verso quella immensa folla, provando emozioni indescrivibili mai sentite prima. Dissi a me stesso: “Guarda dove ti trovi adesso, dai il massimo e basta”.
Avevo paura, ero nervoso… ma sapevo che il Davide dentro me non mi avrebbe mai lasciato da solo. Sapevo di essere pronto per quella occasione: tutti i miei sacrifici e gli allenamenti mi hanno preparato per giocare nel più grande palcoscenico di quel periodo: il Torneo NCAA.

Eravamo parte delle migliori 16 squadre del torneo! Le cosiddette “Sweet 16” e diretti verso Boston. In una settimana, Dallas ci ha trattato come super eroi: una arena NBA piena di maglie rosse e nere che hanno tifato per noi tutto il tempo. È stato un qualcosa di incredibile.

21 marzo 2018, direzione Boston!
Aereo immenso, più grande di quello che prendemmo la settimana prima. Avevamo anche molte più persone a viaggiare con noi.
Hotel bellissimo e camere stupende come al solito, ma io non riuscivo a pensare ad altro se non a dove sarei andato ad allenarmi e poi di seguito giocare nei giorni successivi.
Ovviamente sarebbe stata una arena NBA, ma allacciarmi le scarpe al TD Garden, una delle arene più storiche, rendeva il tutto ancora più speciale. Non riuscivo a pazientare rispetto al fatto di allenarmi e giocare in quell’arena: stavo letteralmente impazzendo.
Ci siamo allenati lì il 22 di Marzo per quasi 2 ore, ma potevo continuare ad allenarmi per altre due… ero troppo eccitato.

Il 23 marzo 2018 è il giorno della partita contro Purdue, una numero 2 contro una numero 3 (noi): senza dubbio sarebbe stata una gran bella partita.
Secondo me, abbiamo completamente controllato l’intera partita, pur non giocando il nostro miglior basket nel corso del primo tempo chiuso comunque avanti di 5 punti. Mantenemmo il vantaggio fino alla fine della partita, vincendo di 13 punti. Ho probabilmente giocato la mia migliore partita: 7 punti con 2 assist, zero palle perse e buone azioni in difesa.
Ma quella notte, dopo la nostra vittoria, non era la mia partita o le mie statistiche che mi facevano sentire così felice. Vincemmo e ciò ci fece entrare nelle migliori 8 squadre degli Stati Uniti d’America: “Il miglior risultato nella storia dell’Università di Texas Tech”… non c’è bisogno di aggiungere altro.
Non riuscivo ad andare a letto quella sera: essere parte della storia e aiutare questa squadra a raggiungere il miglior risultato di sempre, ha ripagato tutti i sacrifici e le difficoltà che ho avuto e ho affrontato.

Il 24 marzo 2018 riuscivo soltanto a pensare al giorno successivo e a quanto speciale quel giorno sarebbe stato: giocare per le Final Four nel giorno del mio compleanno era semplicemente fantastico!

Il 25 marzo 2018 sono andato a giocare una delle partite più importanti della mia carriera finora, festeggiando il giorno del mio compleanno.
Ero eccitato come mai prima, ma ero anche molto nervoso.
Tutta la nazione degli Stati Uniti d’America (e non solo) ci stava guardando.
Palla a due era alle 13.20 e sapevamo già che sarebbe stata una partita da tutto esaurito.
Giocammo di fronte a quasi 20.000 persone, ma questa volta l’arena non era piena di maglie rosse e nere.
Iniziammo la partita come mai prima in tutto il torneo, ma erano davvero una buona squadra e finirono il primo tempo avanti di 13 punti. Mantennero un vantaggio di 10 punti fino agli ultimi minuti della partita, dove arrivammo fino a -5 punti di svantaggio con 5 minuti dalla fine.
Demmo tutto quello che avevamo, ma Villanova quella sera meritò di vincere.
Non fu il migliore dei giorni. Speravo di poter festeggiare il mio compleanno in maniera diversa, con uno dei più bei regali di sempre, ma invece di volare per San Antonio questa volta siamo tornati verso Lubbock.
Al giorno d’oggi non ho alcun rimpianto, sapevo che avrei dato tutto quello che avevo quel giorno, per me stesso e per la squadra.
Tornammo a casa subito dopo la partita, atterrammo all’una di notte e alcuni dei nostri fantastici tifosi erano lì ad aspettarci, ringraziandoci per averli resi fieri. È stato unico.
Adesso tutti quanti ci vedono come leggende e questa esperienza di tre settimane è qualcosa che ricorderò per sempre.

Moro

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